Parliamo dell’antenna

Iniziamo questo articolo con alcuni accorgimenti per NON mandare il loro sfavillante baracchino nel mondo dei… più.

  1. NON alimentare il trasmettitore con la rete luce che oltre ad essere, un poco… alternata, è anche un poco… alta: 220 V contro i 12 V necessari!
  2. NON attaccare al bocchettone d’antenna un pezzo di filo elettrico nella speranza di po- tersi far sentire da qualcuno. (Semmai ” questo è il miglior metodo per cuocere le uova sul transistor di AF finale.)
  3.  NON alimentare il ricetrasmettitore con le pile (specialmente se è da 5 W) per il semplice fatto che dopo il più breve OSO (discorso) avete buttato nella spazzatura pile esaurite e relativi denari che sono serviti per acquistarle. Quindi è sempre meglio un alimentatore stabilizzato.
  4. NON usare (qualcuno lo ha già in mano e sta per compiere il misfatto) il trasformatore d’alimentazione del trenino elettrico poi- ché anche se sono 12 Volt questi non sono continui, sono solo raddrizzati; in altri termini danno una tensione pulsante che produce: a chi ascolta, un «meraviglioso» ronzio ed ai transistors dei ricetrasmettitori, cinquanta « martellate » al secondo (i 50 Hz della rete luce) vedi figura 1
  5. ..gli altri « sei comandamenti » li lasciamo intuire alle menti più geniali (non buttare il baracchino dalla finestra per constatare se è robusto, non metterlo nel forno nella speranza che aumentando con il calore l’agitazione molecolare ci sia un proporzionale aumento di potenza di qualche 10-24 W! e via dicendo…).



Fig 1

Lasciamo da parte quei tapini che hanno violato le prime quattro regole e continueranno a piangere, e intraprendiamo il nostro discorso.

Speriamo che tutti siano in ascolto con cuffia o altoparlante supplementare perché oggi… parliamo DELL’ANTENNA!

L’antenna è da ritenersi l’elemento principale di un apparato ricetrasmittente anche se, meccanicamente, essa non sempre fa parte dell’apparato stesso.

Una buona antenna ed una sua buona installazione sono determinanti nella resa, sia in ricezione che in trasmissione, del nostro baracchino.

Va senz’altro detto che il buon rendimento di un’antenna (oltre al fatto che essa sia perfettamente accordata) dipende dall’ubicazione della stessa.

Così, ad esempio, una medesima antenna posta sulla ringhiera di un balcone al secondo piano e trasportata poi sul tetto del palazzo, ha nel secondo caso un rendimento pratico molto più elevato.

Questo semplice esempio si riassume in una, chiamiamola, regola fondamentale e cioè quanto più è alta un’antenna da terra (nel senso che nella sua irradiazione incontra sempre meno ostacoli) tanto più è efficace. Così, per citare un altro esempio pratico, se montiamo il nostro baracchino in automobile, il miglior punto per piazzare l’antenna è senz’altro il tetto dell’auto stessa che, essendo tra l’altro di metallo cifre un ottimo piano di terra per l’antenna.

I casi particolari e i conseguenti fenomeni che si osservano nelle più svariate sistemazioni di un’antenna trasmittente sono tali e tanti che in questo contesto sarebbe oltre che lungo anche privo di interesse immediato parlarne, nella misura in cui queste rivestano un carattere di interesse generale.

Fin qui abbiamo parlato di antenna in termine astratto; vediamo ora di chiarire una volta per tutte che un’antenna NON è uno’ stilo di metallo o un filo di rame messo in qualche maniera. L’antenna è essenzialmente UN CIRCUITO DI SINTONIA ACCORDATO.

E’ noto che un circuito oscillante è formato da una capacità e da una induttanza, siano esse poste in serie o in parallelo. (Figura 2)

Fig 2

In termini pratici un circuito come quello in fig. 2 è composto da un condensatore e da una bobina che tutti senz’altro conoscete. Quando in un circuito oscillante sono definite la capacità C e la induttanza L (definita questa dal numero delle spire che costituiscono la bobina, dal diametro di quest’ultima e dal diametro del filo impiegato per avvolgerla), questo RISUONA. E’ ACCORDATO su una frequenza determinata dalla espressione:

Arriviamo ora al concetto di antenna come circuito oscillante dicendo che in uno stilo trasmittente la «bobina » è lo stilo stesso, mentre la capacità è data in gran parte dalla capacità che lo stilo presenta rispetto al terreno (o a un piano di terra) e, in piccola parte, dalla capacità esistente ai capi dello stilo stesso (figura 3).

Fig 3

E’ chiaro, dal momento che la frequenza di risonanza o di accordo dipende dalla capacità e dalla induttanza, che per accordare un’antenna noi potremmo agire solo sulla induttanza (agire sulla induttanza significa semplicemente modificare la lunghezza dello stilo!), dato che la capacità, in questo caso, è una grandezza indefinita.

Per chiarire meglio questo ultimo concetto, facciamo l’esempio di una antenna trasmittente montata sulla carrozzeria di un’automobile: se una data antenna (piazzata ad esempio sul cofano dell’auto) ha una certa lunghezza e risulta perfettamente accordata in quel punto della carrozzeria, la stessa, posta ad esempio sul tetto dell’auto, risulta non più perfettamente accordata sulla frequenza di trasmissione.

Questa constatazione ci fa immediatamente capire che è variato un qualcosa dal punto di vista elettrico.











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