Cosa accadde a Sodoma e Gomorra?

Che quelle citta’ siano state distrutte dal supremo per punire le pratiche omosessuali e’ una distorsione creata “ad hoc” e non possiede nessuna base storica a favore di tale ipotesi.

Nell’Antico Testamento si narra della distruzione di Sodoma e di Gomorra, Adamar, Zoar e Zeboim (la cosiddetta Pentapoli) ed altre per un numero complessivo di 13 citta’ per opera divina, a causa dell’empietà dei suoi abitanti. Secondo la narrazione biblica le cinque città principali, denominate “città della pianura”, erano situate sulla riva del fiume Giordano, a sud di Canaan. La pianura, che sarebbe quindi situata nella zona a nord del Mar Morto, nella Genesi viene paragonata al giardino dell’Eden



La distruzione di Sodoma e Gomorra è narrata in Genesi 19.

Nella Bibbia, il libro della Genesi menziona Sodoma a partire dal capitolo 10 e la situa nel territorio popolato dai Cananei. Secondo quanto riferisce la Bibbia nel cap. 18 della Genesi, Dio rivelò ad Abramo che stava per distruggere Sodoma e Gomorra, perché “il loro peccato era molto grave” e “il grido che saliva dalle loro città era troppo grande”. Abramo intercedette per le persone giuste della città contrattando con Dio e Dio gli rispose che non l’avrebbe distrutta se avesse incontrato dieci persone giuste nella città. Secondo il prosieguo nel cap. 19, ai versetti 1-38, due dei tre angeli [9] di Dio che Abramo prima aveva incontrato, entrarono a Sodoma. Nel vederli, Lot li invitò nella sua casa e insistette affinché trascorressero la notte nell’abitazione. Tuttavia, prima che ciò potesse avvenire, gli abitanti di Sodoma attorniarono la casa ed esigettero che Lot consegnasse loro i suoi invitati per poter abusare di loro. Lot rifiutò, offrendo al loro posto le sue due figlie vergini pur di non commettere un grave peccato agli occhi di Dio contro la legge dell’ospitalità, ma essi rifiutarono, insistendo nelle loro pretese. Gli abitanti di Sodoma provarono così a fracassare la porta d’ingresso, ma i due invitati impedirono l’accesso all’interno della casa agli assalitori accecandoli tutti con un’abbagliante luce. Dopodiché essi dissero a Lot di abbandonare subito con la sua famiglia la città, intimandogli di non voltarsi indietro. Lot avvisò i suoi generi, che però non gli diedero retta e così Lot abbandonò la casa e la città solo con sua moglie e le sue figlie, chiedendo e ottenendo che si salvasse la piccola città di Zoar, nei pressi di Sodoma. Quindi Dio inviò una pioggia di fuoco e zolfo che incenerì del tutto Sodoma con i suoi abitanti, assieme ad altre città della pianura. L’ordine di non voltarsi indietro a vedere quanto Dio aveva decretato accadesse alla città non fu eseguito dalla moglie di Lot che, per quell’atto di disubbidienza, fu trasformata in una statua di sale. Lo zio di Lot, Abramo, da una montagna vide la colonna di fumo che si alzava da quella che era stata Sodoma.

Tale racconto, una narrazione forse mitica e allegorica, che racchiude molti significati simbolici, ha ispirato per millenni predicatori, artisti, legislatori, politici. Secondo alcuni il racconto trae origine dal mito greco di Filemone e Bauci.

Quello della distruzione di Sodoma è un racconto eziologico, che cioè “spiega” la ragione per cui quel territorio attorno al Mar Morto fosse e sia tuttora così desolato. La ragione scientifica è ovviamente che il Mar Morto non ha alcun emissario e man mano che l’acqua evapora, il sale vi si concentra a tal punto da rendere impossibile la vita (con l’eccezione di qualche batterio alofilo): la sua acqua è, letteralmente, salamoia.

Secondo alcuni esegeti[senza fonte], la narrazione della catastrofe che distrugge le “cinque città della pianura” si presenta come un doppione del mito del diluvio universale, che è stata collazionata con la narrazione dello stupro della concubina del levita di Efraim a Gibea/Gabaa (Giudici 19,20-30). Il parallelo fra catastrofe di Sodoma e Diluvio Universale si svilupperebbe nei seguenti punti:

L’umanità viene sterminata:
(diluvio) con l’acqua
(Sodoma) col fuoco
Si salva solo una famiglia: che questo in origine avvenisse anche nel mito di Sodoma lo si ricava dall’esplicita frase delle figlie di Lot, “Non c’è più nessuno sulla terra per venire da noi” (Genesi 19,31)
La prole ha un rapporto sessuale incestuoso col padre: che lo “scoprire la nudità” (Genesi 9,22) di Noè da parte di Cam abbia significato sessuale anche in questo brano biblico, oltre che altrove, lo afferma addirittura il Talmud di Babilonia (Sanhedrin 70a, Ghemarah); su tale interpretazione si veda anche: Anthony Phillips, Uncovering the father’s skirt, “Vetus Testamentum”, XXX 1980, pp. 38-42).

Dai colpevoli dell’incesto in seguito nascono le tribù non ebree della Palestina:
(diluvio) da Cam, figlio di Noè: Cananei
(Sodoma) dalle figlie di Lot: Moabiti e Ammoniti,
le cui origini vengono in questo modo macchiate dal comportamento sessuale ignobile dei loro avi che, nel caso dei Cananei, è addirittura giustificazione di un destino di schiavitù sancito dal Dio della Bibbia stesso (Genesi 9,25-26).

L’umanità viene sterminata:

(diluvio) con l’acqua

(Sodoma) col fuoco

Si salva solo una famiglia: che questo in origine avvenisse anche nel mito di Sodoma lo si ricava dall’esplicita frase delle figlie di Lot, “Non c’è più nessuno sulla terra per venire da noi” (Genesi 19,31).

La prole ha un rapporto sessuale incestuoso col padre: che lo “scoprire la nudità” (Genesi 9,22) di Noè da parte di Cam abbia significato sessuale anche in questo brano biblico, oltre che altrove, lo afferma addirittura il Talmud di Babilonia (Sanhedrin 70a, Ghemarah); su tale interpretazione si veda anche: Anthony Phillips, Uncovering the father’s skirt, “Vetus Testamentum”, XXX 1980, pp. 38-42).

Dai colpevoli dell’incesto in seguito nascono le tribù non ebree della Palestina:

(diluvio) da Cam, figlio di Noè: Cananei

(Sodoma) dalle figlie di Lot: Moabiti e Ammoniti,

le cui origini vengono in questo modo macchiate dal comportamento sessuale ignobile dei loro avi che, nel caso dei Cananei, è addirittura giustificazione di un destino di schiavitù sancito dal Dio della Bibbia stesso (Genesi 9,25-26).

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