Gli scheletri di Roopkund

Il lago fu inizialmente scoperto nel 1942, ma c’erano segnalazioni riguardo alla presenza di ossa già dal XIX°secolo. Inizialmente si pensava che potessero essere i resti di soldati giapponesi che si erano infiltrati nell’area e sono morti per il clima troppo duro.

Dato che si stava combattendo la seconda guerra mondiale, i britannici mandarono subito una spedizione ad investigare per determinare se c’era qualche movimento strategico del nemico. Tuttavia, quello che hanno riportato era inspiegabile. I resti non erano di soldati giapponesi ed erano estremamente antichi.



La prima ipotesi, considerando che si era nel pieno della seconda guerra mondiale, era che si trattava dei resti di soldati giapponesi, morti assiderati mentre cercavano di infiltrarsi in India. Il governo britannico, allarmato dalla possibilità di una invasione di terra giapponese, aveva inviato immediatamente una squadra di investigazione sul posto. Tuttavia, dopo averle esaminate, si erano subito resi conto che le ossa non erano così recenti da poter appartenere a soldati giapponesi.

Era evidente che le ossa erano davvero antiche.

L’aria fredda e secca aveva permesso la conservazione dei resti, ma nessuno poteva determinare con esattezza da quanto tempo fossero lì.
Allo stesso modo, non si aveva alcuna idea di cosa potesse aver ucciso più di 200 persone in quella piccola valle. Erano state elaborate molte teorie, tra cui un’epidemia, una frana, o addirittura un suicidio rituale. Per decenni però nessuno fu in grado di far luce sul mistero dello Skeleton Lake, il Lago degli Scheletri.
Le analisi sui resti hanno consentito di stabilire che le vittime appartengono a due diversi gruppi etnici in quanto alcuni avevano una corporatura slanciata e legami di sangue tra loro mentre i secondi erano più bassi e probabilmente erano parte di comunità locali, forse guide o portantini del primo gruppo.
Le analisi hanno escluso che siano morti a causa di valanghe di rocce o neve poichè non erano presenti ferite agli arti inferiori ma piuttosto gravi traumi cranici con fratture e ferite alle spalle, come se qualcosa fosse improvvisamente caduto dall’alto sulle loro teste.
Tra le ipotesi c’è quella di una super grandinata, un’improvvisa tempesta che cogliendo il gruppo alla sprovvista, ne causò la morte. Si tratta ovviamente solo un’ipotesi anche perchè per ucciderli la grandine avrebbe dovuto avere dimensioni davvero enormi con un diametro di oltre 20 centimetri.
Ma ad oggi rimane questa l’ipotesi più plausibile e razionale a detta dei ricercatori. Anche se si continua a formulare ipotesi sulla morte dei 300 uomini avvenuta su una delle zone dell’Himalaya più misteriose.
Una spedizione del 2004 sembra però avere finalmente svelato il mistero della morte di tutte quelle persone.
E la risposta è molto più strana di quanto si potesse immaginare.
La spedizione ha stabilito che tutti i corpi risalgono all’anno 850 d.C. circa. L’esame del DNA indica la presenza di due gruppi distinti di individui: una famiglia o tribù di persone strettamente imparentate tra loro ed un secondo gruppo, meno numeroso, composto da uomini del posto, probabilmente ingaggiati come portatori e guide.
Sul posto sono stati trovati anelli, lance, scarpe di cuoio, e bastoni di bambù. Gli esperti credono che si trattasse di un gruppo di pellegrini che stava attraversando la valle con l’aiuto di gente del posto.
Sembrava che fossero morti tutti nello stesso modo, a causa di colpi alla testa.
Tuttavia le brevi e profonde crepe nel cranio sembravano essere il risultato non di armi, ma piuttosto di un oggetto arrotondato.
I corpi presentavano ferite esclusivamente sulla testa e sulle spalle, come se i colpi mortali fossero arrivati tutti e solo dall’alto. Ma cosa aveva potuto uccidere tutti, pellegrini e guide, allo stesso modo ?

Tra le donne dell’Himalaya è diffusa una antica canzone popolare.

Il testo parla di una dea talmente infuriata contro gli estranei che profanano il suo santuario di montagna da punirli con la morte scagliando contro di essi chicchi di grandine “duri come il ferro”.
Dopo molte ricerche e studi, la spedizione 2004 è giunta alla stessa conclusione: tutte le 200 persone sono morte a causa di una grandinata improvvisa e violentissima.
Dal cielo senza preavviso sono piovuti chicchi di grandine dalla circonferenza di circa 23 cm,  grossi come una palla da cricket, che non hanno lasciato scampo ai viaggiatori, intrappolati nella valle e senza alcun riparo a disposizione. I loro resti sono rimasti così nel lago per oltre un millennio, sino alla loro scoperta.

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