Wyoming – La torre del diavolo

Dagli orsi agli alieni, il mistero della Torre del diavolo del Wyoming continua a stupire

La sua origine è ancora oggi un mistero. La teoria più accreditata è che si possa trattare di roccia lavica, «sparata» dalla violenta eruzione di un vulcano. I geologi contemporanei concordano sul fatto che la sua roccia sia stata formata dal magma, ma non sanno esattamente come questo processo sia avvenuto. Un mistero geologico antico oltre cento milioni di anni. 



Una grande roccia che spunta dal nulla. Così surreale da essere il luogo ideale per un incontro ravvicinato del terzo tipo. Ha stregato anche Steven Spielberg Devils Towel, la torre del diavolo: una montagna dalle origini misteriose formata da centinaia di pilastri di basalto, attorno a cui è stato fondato l’omonimo parco nazionale del Wyoming.

La montagna rappresenta sicuramente uno dei paesaggi più caratteristici, tanto che attorno è stato fondato l’omonimo parco nazionale, meta di circa 400.000 visitatori l’anno. È diventato familiare al grande pubblico grazie al film Incontri ravvicinati del terzo tipo del 1977 di Steven Spielberg.

Si tratta di un picco sacro per Lakota, Cheyenne e Kiowa, che considerano ogni genere di turismo – in particolare le scalate – un vero sacrilegio. Il nome originale, in realtà, non c’entra niente con il diavolo. In lakota era Mato Tipila, che significa Torre dell’orso. Ma il nome attuale si deve al colonnello Dodge, che in una spedizione del 1875 interpretò il nome indigeno come Bad God’s Tower e iniziò a chiamarla Torre del diavolo.

Gli extraterrestri ancora non sono atterrati. Ma leggenda narra che questo monte di rara bellezza sia abitato dal Grande spirito che salvò sette bambine minacciate da un orso mentre raccoglievano dei fiori. E che i solchi sui lati del monte sarebbero proprio le incisioni degli artigli degli orsi lasciati mentre questi tentavano di arrampicarsi.

Il picco è sacro per i Lakota, i Cheyenne e i Kiowa, che considerano un sacrilegio le scalate compiute da molti turisti. A giugno, periodo in cui si svolgono cerimonie sacre degli indiani locali, è richiesto, anche se non in via ufficiale, che gli scalatori stiano alla larga dal monte.

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