STOP – Inquinanti

Piante, fiori e funghi sono in grado di opporsi ai più pericolosi killer dell’ambiente, assorbendoli e neutralizzandoli. Ecco come grazie a loro potremo ripulire il mondo. A cominciare dalle nostre città

Si chiama Fitorisanamento
Il crescione alpino è uno dei vegetali che, piantati lungo le autostrade di montagna, possono assorbire le sostanze inquinanti, come nichel e zinco . Il fitorisanamento si compone di quattro processi-base:

  • la rizofiltrazione (le radici assorbono i metalli tossici delle acque inquinate);
  • la fitostabilizzazione (la pianta cattura i residui metallici – presenti nel suolo);
  • la fitoestrazione (la parte aerea della pianta, dove si concentrano i metalli, può essere bruciata riciclando dalle ceneri il metallo);
  • la fitovolatilizzazione (la pianta assorbe selenio e mercurio e Ii libera in forma diluita nell’atmosfera).

Senape indiana a Chernobyl. Funghi nelle basi militari inquinate da esplosivi. Crescione alpino nelle discariche di metalli pesanti.


Per ripulirli contro i più pericolosi killer dell’ambiente, come l’uranio, il petrolio, il piombo e i metalli pesanti tipo cadmio e stronzio. Sono pronti a scatenare un offensiva i funghi, la senape, i girasoli e il crescione.

Non si tratta di un insalata mista, ma di piante che stanno dando risultati eccezionali nella lotta all’inquinamento.

Nel business del risanamento ambientale, un mercato da oltre 30 miliardi, c’è già chi scommette sulla nuova arma del fitorisanamento per risolvere in modo rapido, economico ed ecologicamente impeccabile il problema delle vaste zone del pianeta degradate dà disastri ambientali o dall’inquinamento quotidiano.

Il fitorisanamento

(dal greco phytos, “pianta”) nacque in realtà negli anni Cinquanta, quando alcuni ricercatori sovietici osservatorio che piante semiacquafiche come il giacinto (Eichhornia crassipes) e la lenticchia d’acqua (Lemna minor)

avevano la capacità di assorbire metalli tossici come il piombo, lo zinco e il cadmio dalle acque contaminate. Di un’altra pianta, il crescione alpino (Thaspi caerudescens), si sapeva che prosperava nei terreni ricchi di zinco e di nickel: non è un caso che i minatori delle Alpi e delle Montagne Rocciose americane cercavano quest’erba selvatica per individuare i giacimenti dei due metalli. Ma all’epoca chi mai si preoccupava della salute del nostro pianeta? Così, le ricerche vennero abbandonate.

 

Gli allarmi ambientali degli anni Ottanta e la catastrofe di Chernobyl hanno però fatto moltiplicare questi studi. “Oggi possiamo affermare di aver raggiunto invidiabili successi sperimentali”, nel fitorisanamento.

Senape Indiana

E oltretutto a un costo che risulta circa dieci volte inferiore a quello dei tradizionali sistemi chimici di disinquinamento.

Si sapeva da tempo che molti vegetali hanno sviluppato spontaneamente la caratteristica di assorbire metalli nella parte aerea (cioè negli steli e nelle foglie) come difesa dalle aggressioni dei funghi e degli insetti. Ma restava un mistero come facessero a estrarlo, immagazzinarlo e tollerarlo.

Questi Vegetali producono molecole (peptidi) oppure acidi organici per legare i metalli da immagazzinare nei vacuoli, compartimenti cellulari dove le piante custodiscono le sostanze utili o quelle da eliminare. Così, non solo una pianta può assorbire grandi quantità di sostanze tossiche, ma le può bloccare chimicamente evitando di esserne a sua volta “asfissiata“.

negli Stati Uniti si è già all’opera: per esempio, la Phitotec, società creata dal biologo russo Ilya Raskin, sta ripulendo con la senape indiana (Brassica juncea) terreni del New jersey fortemente contaminati dal piombo; sulle rive del fiume Ohio sono al lavoro i girasoli per estrarre uranio dalle acque, mentre in California è stato “assunto” il giunco di palude per la sua capacità di assorbire il selenio dalle discariche delle industrie microelettroniche.

L’ironia del destino vuole che sia stato un esperimento finanziato dall’Unione europea a convincere gli americani che il fitorisanamento è una cosa seria e soprattutto utile.

Due ricercatori universitari inglesi hanno seminato il fatidico crescione alpino nella discarica di zinco di Pig’s Eye, nel Minnesota. Il crescione alpino assorbe nelle sue foglie una così grande quantità di zinco che ne basterebbe un sessantesimo per uccidere qualsiasi altra pianta, e si presume che nel giro di quattro anni risanerà completamente la discarica, senza bisogno dell’impiego di altri costosi trattamenti chimici.

Senape A Chernobyl. La senape indiana, piantata nei terreni intorno alla centrale nucleare Chlemobyl dopo la catastrofe dell’aprile del 1986, riesce a immagazzinare piombo fino al 6 per cento del suo peso, nonché ad assorbire notevoli quantità di radionuclidi come stronzio, cesio e uranio.

Intanto, l’alta protagonista del fitorisanamento, la senape indiana, si sta misurando con la più grave contaminazione nucleare della storia. E stata infatti piantata nei terreni circostanti la centrale di Chemobyl, per ripulirli dalla radioattività causata dalla catastrofe avvenuta con l’esplosione di un reattore, e quindi dell’intero edificio, il 26 aprile 1986.

Anche gli umili funghi sono all’opera. Infatti, una colonia di funghi ha assorbito il 97 per cento del tritolo riscontrato nel suolo di una base americana

Vedremo in futuro sempre più senape indiana e crescione alpino intorno a industrie e centrali nucleari? Non esattamente, perché è stato scoperto il gene della tolleranza ai metalli pesanti (battezzato Hmtl), che stimola la produzione di una proteina che attira nei vacuoli delle piante elevate quantità di metalli.

Le diverse società di fiitorisanamento sono già al lavoro per trasformare le comuni piante in nuovi vegetali transgenici che, grazie all’inserimento del gene Hmtl, acquisiranno la capacità di assorbire le sostanze tossiche. Tra qualche tempo potremo acquistare un geranio mangia-uranio, una rosa divora-selenio oppure una margherita anti-cadmio.

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