Trasportare le cure nel sangue

Servirsi dei #globuli rossi come veicolo per trasportare nell’organismo #farmaci e #vaccini: l’idea che può aiutare nella lotta contro le malattie e virus.

Raggiungono ogni parte del corpo umano, sono le più importanti cellule del sangue, perché trasportano ossigeno ad ogni cellula dai neuroni celebrali alla punta dei piedi. Perché non utilizzarli come vettori per farmaci?

 

La vita media di queste cellule è di circa 120 giorni, poi i globuli rossi invecchiati vengono distrutti dai macrofagi nella milza e nel fegato, dove la demolizione concorre alla formazione della bile, mentre il ferro in esso contenuto viene riciclato per formare nuova emoglobina.

La loro produzione in età adulta avviene nel midollo osseo dove si differenziano riempiendosi di emoglobina la proteina contenente ferro che conferisce la tipica colorazione rossa.

Alcuni farmaci che si utilizzano nella maniera tradizionale purtroppo non raggiungono efficacemente tutti gli organi e non riescono a curare o a prevenire i danni causati dalle malattie o dai virus.

Sulla base di quest’idea un gruppo di ricercatori italiani e riuscito a a trasformare i globuli rossi in una specie di veicolo in grado di inglobare più diversi tipi di farmaci e trasportarli poi nelle parti del corpo dove sono necessari, servendosi di dosi minori a parità di efficacia e con minori effetti collaterali.

Non solo, ma i globuli rossi così modificati possono servire anche come «cavalli di Troia» per ingannare il virus dell’Aids e potenziare le cellule del sistema immunitario che devono combatterla, eludendo la sorveglianza del virus più temibile del secolo.

Visti da vicino – Globuli rossi umani ingranditi col microscopio elettronico, vi è anche i globuli bianchi. La circolazione del sangue fu scoperta da William Harvey nel 1628.

Un qualsiasi farmaco all’interno del nostro corpo ha una durata limitata entro la quale svolgere la propria azione, do po di che viene eliminato dall’organismo o trasformato in una forma priva di attività biologica.

Per rendere ottimale la sua efficacia terapeutica bisogna quindi mantenerlo in circolazione per tempi sufficientemente lunghi, per esempio somministrandolo frequentemente al paziente (anche ogni quattro ore, nel caso degli antivirali).

Ma esiste un’altra possibilità, aperta dalle nostre ricerche, per mantenere attivo a lungo un medicinale nell’organismo, riducendo inoltre al minimo gli eventuali effetti collaterali legati alla somministrazione tradizionale: incapsularlo all’intemo dei globuli rossi del sangue.

Una proprietà interessante è la capacità di aumentare il proprio volume, rigonfiandosi di acqua quando vengono immersi in una soluzione contenente una concentrazione di sali inferiore a quella del sangue.

L’ aumento di volume è seguito dall’apertura sulla membrana dei globuli di pori sufficientemente grandi da essere utilizzati per introdurre nella cellula diversi tipi di farmaci. A questo punto, se viene ripristinata la concentrazione salina normale, il globulo rosso riassume la propria forma originaria e le sue normali proprietà biochimiche.

Reinserendo i globuli rossi così modificati nel sistema circolatorio del paziente, infatti, questi riprendono a circolare come se non fossero stati sottoposti ad alcun trattamento.

Con questa procedura siamo riusciti a inserire nei globuli rossi i farmaci più diversi: antitumorali, antivirali e un tipo di antinfiammatori chiamati glucocorticoidi. Per esempio, abbiamo incapsulato nei globuli rossi umani un glucocorticoide chiamato Dexametasone:le cellule cosi modificate, reimmesse nel flusso sanguigno del paziente, hanno gradualmente rilasciato il farmaco per oltre 10-12 giorni, mentre con la somministrazione tradizionale del medicinale l’effetto terapeutico non supererebbe alcune ore. In questo modo è possibile ottenere effetti di durata molto superiore e prolungata rispetto alla modalità classica di somministrazione.

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