Zombie naturali

Si è sempre visto gli zombie nei film, in natura gli zombie esistono veramente? E quali sono?

Un maschio di granchio ragno parassitato da un cirripede subisce una femminilizzazione: non sviluppa più chele adatte al combattimento e il suo addome si espande, fornendo un “utero” che l’animaletto riempie con una sacca contenente la sua nidiata.

Accudite dal granchio, le uova si schiudono e migliaia di piccoli cirripedi si disperdono per dare inizio a una nuova infezione.

Di norma le coccinelle sono predatori sofisticati e voraci: un singolo individuo è in grado di divorare diverse migliaia di afidi nel corso della sua vita.

Per trovare una preda, la coccinella fa ondeggiare le antenne, allo scopo di individuare i composti che le piante emettono quando sono aggredite da insetti erbivori.

Dopo essersi fatta guidare da questi segnali, cambia il suo scanner sensoriale e inizia a cercare molecole che solo gli afidi liberano.

Quindi si avvicina furtiva e colpisce, facendo a pezzi l’afide con mandibole uncinate. Le coccinelle sono anche ben protette nei confronti della maggior parte dei loro nemici.

Il loro esoscheletro arrotondato rosso e nero, che piace tanto all’uomo, rappresenta, di fatto, un’ammonizione per i potenziali predatori: attento o te ne pentirai.

Quando un uccello o qualche altro animale cerca di aggredirla, la coccinella stilla veleno dalle articolazioni delle zampe; l’aggressore percepisce il gusto amaro del sangue e la sputa. I predatori imparano a riconoscere che le elitre rosse e nere veicolano un messaggio preciso: stai alla larga.

Un predatore protetto nei confronti di altri predatori: verrebbe da pensare che la coccinella viva la miglior vita possibile per un insetto, se non fosse per le vespe che depongono le uova nel corpo dell’animale mentre è ancora vivo.

Una di queste vespe, Dinocampus coccinellae, misura circa tre millimetri.

Quando una vespa è pronta per deporre un uovo, si posa vicino a una coccinella e inserisce velocemente il proprio aculeo nel suo addome, iniettando un uovo nel corpo della vittima insieme a un mix di sostanze chimiche.

Alla schiusa dell’uovo, la larva si nutre dei fluidi presenti nella cavità addominale della sua ospite. Anche se la coccinella viene divorata poco per volta, all’esterno sembra sempre uguale: continua ad aggredire afidi con vigore, ma dopo aver digerito la preda il parassita che vive in lei si ciba e cresce grazie ai nutrienti cosi ottenuti.

All’incirca tre settimane dopo, la larva della vespa è cosi cresciuta da essere pronta a lasciare l’ospite e trasformarsi in un individuo adulto.

Cosi si contorce per uscire attraverso una fessura nell’esoscheletro della coccinella.

Nonostante il corpo della coccinella sia ora libero dal parassita, il suo cervello rimane asservito a esso: mentre la larva di vespa si avvolge in un bozzolo sericeo sotto la coccinella, quest’ultima rimane immobile.

Per la vespa si tratta di un evoluzione assai positiva. Una larva di D. coccinellae in via di sviluppo nel suo bozzolo è estremamente vulnerabile. Le larve di crisopa e di altri insetti la divorerebbero immediatamente, ma se uno di questi predatori si avvicina, la coccinella inizia ad agitare le zampe, spaventando l’aggressore: di fatto si è trasformata nella guardia del corpo del suo parassita e continuerà a comportarsi cosi per una settimana, finché una vespa adulta non praticherà un foro nel bozzolo con le sue mandibole, per strisciar fuori e volarsene via.

Solo dopo aver finito di servire il padrone parassita la maggior parte delle coccinelle zombie muore.


Si dice che le coccinelle siano di buon augurio, ma quelle parassitate dalla vespa Dinocampus coccinellae sono senza dubbio sfortunate.

La vespa femmina punge la coccinella, depositando un uovo nel suo corpo.

Dopo la schiusa dell’uovo, la larva comincia a cibarsi degli organi interni del suo ospite.

Quando è pronto, il parassita emerge e tesse un bozzolo fra le zampe della coccinella. Il corpo della coccinella si è liberato del torturatore, ma l’insetto rimane in stato di schiavitù: resta sopra il bozzolo proteggendolo da potenziali predatori.

Non è la scena di un film dell’orrore. In buona parte dell’America del Nord nei cortili di casa e negli appezzamenti vuoti, nei terreni agricoli delle fattorie e nei prati fioriti le vespe stanno trasformando le coccinelle in guardie del corpo zombie.

Ma la coccinella non è l’unica a subire questa sorte.

Lo stesso destino riguarda anche un numero grandissimo di specie ospiti, che vanno dagli insetti ai pesci ai mammiferi.

Questi animali sono al servizio del parassita che ospitano anche se, per farlo, devono letteralmente immolarsi e morire. In natura la stessa domanda si ripropone più e più volte: perché mai un organismo dovrebbe fare tutto il possibile per garantire la sopravvivenza del suo carnefice invece di battersi per la propria?

 

Il grillo domestico perde la volontà, e la vita, a causa del nematomorfo. Le larve del parassita infestano il grillo mentre si ciba di insetti morti, poi crescono al suo interno.

E poiché il grillo è un insetto terrestre, ma lo stadio adulto del ciclo vitale del verme è acquatico, quando il verme maturo è pronto per emergere modifica il cervello del grillo, inducendolo ad abbandonare la terraferma e a compiere un salto suicida nel più vicino specchio d’acqua. Mentre il grillo annega, un verme adulto, a volte lungo più di 30 centimetri, esce dal suo corpo.

Fare da guardia del corpo è solamente uno dei servizi di protezione forniti ai parassiti dai loro ospiti. Una mosca che infetta i bombi li induce a nascondersi nel suolo, in autunno, proprio prima di emergere per formare una pupa.

Nel suolo, infatti, la mosca è protetta non solo dai predatori ma anche dai rigori invernali. In Costa Rica, il ragno tessitore Leucauge argyra attua strategie stravaganti per soddisfare le necessità di Hyrnenoepirnecis argyaphaga, un’altra specie di vespa parassita.

La vespa femmina incolla le proprie uova al corpo dell’ospite e la larva, dopo essere fuoriuscita, pratica alcuni fori nell’addome del ragno e ne succhia il sangue. Dopo un paio di settimane, quando la larva ha raggiunto le dimensioni finali, il ragno strappa la propria tela e ne costruisce una di forma completamente diversa. Invece di una tela con molteplici fili adatta a catturare insetti alati, la nuova tela è formata solo da pochi solidi refi che convergono verso un punto centrale.

Avendo ucciso il suo ospite succhiandone il sangue, la larva tesse il proprio bozzolo su un refe che pende dall’intersezione dei fili della nuova tela: sospeso in aria, il bozzolo è quasi impossibile da raggiungere per i potenziali predatori.

I parassiti possono anche convincere il loro ospite a difenderli mentre sono ancora vivi nel suo corpo. Prima di infettare un ospite umano, Plasmodium, il protozoo che causa la malaria, trascorre le prime fasi del suo ciclo vitale all’interno di una zanzara.

Per sopravvivere, la zanzara deve cibarsi di sangue, ma questo comportamento mette in pericolo la vita del protozoo, perché la zanzara vettore potrebbe essere schiacciata dalla mano di un’infastidita vittima umana, cosa che precluderebbe al plasmodio la possibilità di passare alla fase successiva del suo ciclo vitale, che si svolge nell’uomo.

Per ridurre questo rischio mentre ancora si sta sviluppando all’interno del corpo della zanzara, il plasmodio la rende indifferente al sangue, inducendolo a cercare un minor numero di vittime ogni notte e a rinunciare più rapidamente alla caccia se per caso non trova una fonte di sangue.

Dopo aver completato la maturazione, il plasmodio, pronto per entrare in un ospite umano, manipola il comportamento della zanzara in direzione opposta alla precedente. Ora la zanzara è assetata e temeraria e cerca un numero sempre maggiore di vittime umane ogni notte, pungendole ripetutamente anche se è già sazia.

Se la zanzara muore per mano umana, per il plasmodio non ci sono più conseguenze spiacevoli: il parassita si è già trasferito altrove.

Mentre il plasmodio manipola il comportamento abituale del suo ospite per poter passare alla fase successiva del suo ciclo vitale, altri parassiti provocano cambiamenti assai più radicali, spesso con risultati fatali.

I pesci della famiglia dei Cyprinodontidae, per esempio, di norma si tengono lontani dalla superficie dell’acqua per evitare di essere divorati da uccelli limicoli che occupano le sponde dei fiumi e delle zone umide, dove sondano il fondo sabbioso alla ricerca di molluschi e insetti.

Ma quando sono infetti da vermi platelminti questi pesci trascorrono più tempo in prossimità della superficie e talvolta si rotolano addirittura a ventre in su, facendo luccicare l’addome argenteo alla luce. I ciprinodontidi infetti hanno una probabilità assai maggiore di essere predati dagli uccelli rispetto agli individui sani.

E, guarda caso, l’intestino di un uccello è proprio il luogo in cui questi vermi vogliono andare a finire per raggiungere lo stadio adulto e riprodursi.

Un metodo non tanto diverso viene adottato sulla terraferma dal parassita succhiacervello più famoso di tutti.

Oltre ad altre specie di mammiferi, anche ratti e topi possono essere infettati da Toxoplasma gondii, un organismo unicellulare parente del plasmodio della malaria, parassita in grado di formare migliaia di cisti nel cervello del suo ospite.

Per passare alla fase successiva del proprio ciclo vitale, il toxoplasma deve entrare nell’intestino di un gatto. Da solo non potrebbe trasferirsi dal cervello di un ratto all’intestino di un gatto, ma se il ratto che lo ospita viene mangiato da un felino, ecco che il parassita può riprodursi.

Gli scienziati hanno scoperto che i ratti infettati dal toxoplasma perdono il timore dell’odore di gatto.

Alcuni ratti infetti sono anzi incredibilmente incuriositi dall’odore dell’urina di gatto, cosa che fa di loro facili prede a portata di zampa, aumentando lc probabilità che il toxoplasma continui il suo ciclo vitale.

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