Metropolis

Pochi altri film nella storia del cinema hanno influenzato tutto ciò che è loro seguito come il capolavoro-kolossal diretto da Fritz Lang nel 1926. Alla radice di interi filoni poi sviluppati e sfruttati dal cinema di. genere (la società disumanizzata del futuro, il dominio della macchina sull’uomo, ma anche il tema politico

Regia: Fritz Lang


Sceneggiatura: Thea von Harbou

Interpreti:Alfred Abel (John Fredersen)

Gustav Frohlich (Freder)

Brigitte Helm (Maria, il robot)

Fotografia: Karl Freund

Gunther Rittau

Scenografie: Otto Hunte

Erich Kettelhut

Karl Vollbrecht

Edgar G. Glmer

Durata: 1h 20m o 3h 20m (a seconda delle versioni)

Produzione: Germania

Anno: 1927

della schiavitù dell’operaio) e soprattutto motore di icone ancor oggi ossessivamente citate (il robot, la megalopoli), “Metropolis è un film modernissimo e visionario, minato forse qua e là da un assunto semplice. (“il cuore deve mediare tra il cervello e le mani”, e cioè il sentimento deve fare da tramite tra il capitale e la forza lavoro: non per nulla la sceneggiatrice Thea von Harbou, all’epoca moglie del regista, era una fervente nazionalsocialista). Se certe sfumature interpre

tative possono apparire datate, la potenza delle immagini e la totale, gigantesca genialità registica di Lang ,ancor oggi lasciano comunque senza parole.

La Trama:

Nel 2026 la società della megalopoli “MetropoIis” è spaccata in due: vicini al cielo,in vetta ai loro immensi grattacieli, gli aristocratici godono di un’ esistenza felice e spensierata, immersi nel lusso; nelle tenebre delle sconfinate catacombe sotterranee, all’ombra di mostruose macchine che ne dominano l’esistenza quotidiana, gli operai vivono e lavorano come formiche secondo ritmi ossessivi e disumani.

Deciso a stroncare una loro possibile ribellione, il supermagnate John Fredersen ordina allo scienziato-alchimista Rotwang di costruire un robot-femmina che, assunta l’identità della dolce operaia Maria, seduce le masse, di lavoratori e le inciti alla rivolta, deludendo così le aspettative della classe dominante che invece aveva intenzione di reprimere una volta per tutte le sommosse. La situazione sfugge ad ogni controllo., e a salvare Metropolis dalla catastrofe è proprio la vera Maria e il suo innamorato, il figlio di Fredersen: il cuore che media tra il potere e la mano…

Estremamente ambiguo nei contenuti, titanico nella scala e nei costi produttivi, funestato da vicissitudini distributive che ne hanno generato un ventaglio pressoché infinito di versioni non definitive, “Metropolis” continua a esercitare – ormai da decenni – un fascino ipnotico ed irresistibile grazie alle sue visionarie scenografie, alle rivoluzionari soluzioni di ripresa di Lang ai superlativi (anche se pionieristici) effetti speciali di Eugen Schufftan.

Lo sguardo implacabile della glaciale “robot” di Rotwang, immota maschera funeraria proiettata in un lontano futuro da un ancor più remoto passato, ci tocca ancor oggi, il cuore. La casa di Rotwang è diversa dal resto della città (quasi una casa medioevale), ha le fattezze di un golem: le finestre non allineate, storte con i vetri semi oscurati quasi da formare degli occhi cattivi che danno sostanza organica a questa casa. Una delle scene che hanno più impatto nel fim è quella in cui Freder assiste all’incidente nella sala del macchinario (durante la quale il protagonista ha un’allucinazione vedendo il dio babilonese Moloc nella macchina, con cui Lang dà al film un chè di metafisico), e guarda i feriti, con un abito bianco su un fondale chiaro, mentre gli operai in nero e in ombra in primo piano (il tutto rese suggestivo dalla pellicola in B/N)

Le soluzioni registiche nuove rispetto alla sceneggiatura sono solo quattro l’operaìo crocifisso sulla macchina a forma di orologio, Maria chiusa nella capsula, il cranio pelato degli schiavi del racconto nella costruzione della torre di Babele e la forma del gong nella città degli operai.

Sia la sceneggiatura che il film sopprimono la parte riguardante i genitori di Freder la cui madre (Hel) era contesa anche da Rotwang (passaggio che viene mostrato nella versione rifatta da Moroder).

 

Curiosità:

Le immagini del film di Lang ispirano da decenni il mondo del cinema, della pubblicità e della musica. A “Metropolis” si è dichiaratamente ispirato il bellissimo videoclip dei Queen per “Love Kills”: immagini direttamente riconducibili a quelle della città e dei suoi immensi grattacieli figurano invece in “Blade Runner” di Scott e in “Star Wars – la minaccia fantasma” di Lucas, mentre citazioni più o meno esplicite del film sono presenti nel claustrofobico “Brazìl” di Gilliam, il dorato androide C-3PO, protagonista di “Guerre stellari” sempre di Lucas, è direttamente derivato dalla splendida robot di Lanq. L’idea di girare “Metropolis” sarebbe nata nella mente di Lang quando “vide New York per la prima volta, una New York notturna, scintillante di miliardi di luci” (S.Kracauer) dal transatlantico con il quale aveva raggiunto gli States per il suo “I Nibelunghi”. “Metropolis” venne realizzato dalla casa di produzione UFA e dal produttore Erich Pommer con una larghezza di mezzi assolutamente incredibile. Diciannove mesi di riprese per un totale di trecentodieci giorni lavorativi, seicentomila metri di pellicola impressionata, oltre trentaseimila comparse tra uomini, donne e bambini per un costo totale di oltre cinque milioni di marchi tedeschi dell’epoca!

Il film è costruito come un’opera lirica ed è diviso in tre parti: il “Prologo”, che dura per l’intera prima metà del film, un breve “Intermezzo” e un “Furioso”, che segna le scene finali.

Dal punto di vista tecnico, nel 1927 Metropolis era un film all’avanguardia. In esso vennero utilizzate tecniche di ripresa strabilianti per l’epoca,tra le quali spiccava l’introduzione del cosiddetto effetto Schüfftan, dal nome del fotografo Eugen Schüfftan, che permetteva la creazione di mondi virtuali a costi relativamente bassi. Si trattava di una proiezione di fondali dipinti, tramite un sistema di specchi inclinati a 45 gradi; lo specchio poteva essere grattato in una o più parti, in modo che lo sfondo comparisse solo in alcuni punti della pellicola, curando nel dettaglio la profondità di campo. Nelle restanti parti si potevano poi usare scenografie tradizionali ed attori in carne ed ossa, con uno straordinario effetto di realtà. Questa tecnica venne usata, ad esempio, per creare l’enorme stadio di Metropolis (effetto Schüfftan nella parte alta e veri corridori nella parte bassa), la città dei lavoratori, la torre di Babele o le viste aeree di Metropolis.

In Metropolis si registra inoltre l’introduzione nel cinema d’autore del passo uno, ovvero le riprese effettuate per singoli fotogrammi. Non esistendo tecniche di editing adatte, le scene con esposizioni multiple sono state realizzate direttamente sul posto, riavvolgendo la pellicola e filmandovi sopra più volte, in alcuni casi anche per trenta passaggi. Questa tecnica era delicata, in quanto un solo errore avrebbe compromesso tutto il lavoro. Tra le scene più complesse quella degli occhi spalancati e sovrapposti nel bordello di Yoshiwara, che rappresenta la libidine degli uomini attratti dall’esibizione della finta Maria.

Essenziale nella cinematografia di Lang è la composizione dell’inquadratura, che crea un vero e proprio universo visionario senza però ostacolare la narrazione della storia. Lang fu anzi un maestro nel raggiungere un perfetto punto di equilibrio tra storia narrata, che scorre chiara e forte, e l’uso di effetti speciali ricchi di immagini travolgenti e simboliche.

L’enorme costo del film (mai recuperato) provocò la bancarotta della UFA e la sua acquisizione da parte dell’editore Alfred Hugenberg, membro del partito nazista, che la trasformò nella “fabbrica di cinema ti del regime. Alla “prima” di “Metropolis” al Rialto di New York si presentarono oltre diecimila persone!

Il valore culturale e tecnico del film lo ha portato ad essere stato il primo film inserito nel registro Memoria del Mondo, un progetto dell’UNESCO nato nel 1992 per salvaguardare le opere documentarie più importanti dell’umanità.

Versioni:

Esistono diverse versioni del film, che si differenziano per durata e montaggio. Lang montò una prima versione nel 1927, che venne subito accorciata dallo stesso di oltre trenta minuti. In seguito furono distribuite altre versioni.

Esiste una versione di 87 minuti a colori (usando la tecnica dell’imbibizione, ovvero colorazione per immersione) rimasterizzata e con colonna sonora rock, realizzata nel 1984 dal musicista Giorgio Moroder e intitolata “Giorgio Moroder presents Metropolis”, e un’altra masterizzata e dotata di colonna sonora da Philip Glass. Nel 2000 anche Jeff Mills, uno dei massimi esponenti della scena techno mondiale, ha composto una sua personale colonna sonora per la pellicola

Prima del ritrovamento, avvenuto a Buenos Aires il 2 luglio 2008, del 95% del materiale mancante, perso durante la seconda guerra mondiale, in una bobina posseduta da un collezionista privato, si riteneva che dell’originale “Metropolis” sopravvivessero solo tre quarti dei negativi ed alcune copie d’epoca di versioni ridotte. Le scene ritrovate sono state prese in custodia dalla Fondazione Friedrich Wilhelm Murnau in Germania, che le ha reintegrate nella pellicola presentando il film completo, di 153 minuti, con orchestrazione dal vivo al 60° Festival Internazionale del cinema di Berlino il 12 febbraio 2010.

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