47 anni di Leggenda

Se mi dovessero chiedere chi è stato il mio mito da bambino potrei dare solo una risposta.

Non parlo di cantanti, di attori, di qualche supereroe o personaggio storico. Nulla di così scontato. 43 anni fa nasceva quello che sarebbe diventato la leggenda del ciclismo italiano e mondiale. Si chiamava Marco Pantani.

Fu grazie a lui se incominciai ad avere voglia di andare in bicicletta, e come me molte altre persone. A differenza dei miei compagni di scuola di inizio anni 90 non seguivo il calcio, ma solo ed unicamente il ciclismo perchè c’era lui, il Pirata. La sua bandana era come un interruttore. La buttava al vento come gesto di sfida quando provava la volata, specie in salita, staccando tutti i suoi avversarsi, alcuni dei quali erano veterani e conoscevano ogni singolo cm di strada. Lui era imprevedibile come il vento, andava avanti senza sosta, con quella sua smorfia di fatica, quel suo pizzetto ben fatto, stava a ruota dei più forti e quando meno se l’aspettavano scattava ed era lì che faceva sognare tutti quanti.


 

Mi ricordo che c’era gente che tornava a casa da lavoro alle 5 di pomeriggio e tardava ad arrivare a destinazione perchè si fermavano tutti quanti nei vari bar, ovunque ci fosse un televisore per vedere il Pirata, le strade intasate di gente esaltata che attendeva con il fiato sospeso l’arrivo. Lui non mancava all’appello, dava ad ogni pedalata sudore e grinta, era questo che piaceva alle persone, vedevano in lui se stessi. Una persona umanamente immensa ancora di più che atleta e sportivo eccezionale, aveva una parola buona per tutti, porta voce degli ideali dello sport che ad oggi non se ne vede nemmeno l’ombra.

Quando si ruppe la gamba e sembrava che la sua carriera fosse finita, lui smentì tutti, il mito che vinceva a modo suo, riusciva nell’impossibile, si prendeva in giro da solo, cantando la siglia di quel giro d’Italia a cui non aveva potuto gareggiare per via delle fratture multiple. Lui era durissimo con se stesso, fragile, ma buono, forse anche troppo con gli altri, ancora oggi per chi lo ha seguito sul serio, per chi lo ha amato, vengono le lacrime agli occhi ed il groppo in gola a pensare che un uomo del genere non verrà più.

Fu un fulmine a ciel sereno la sua morte. Ed anche se gli invidiosi, le male lingue, nel tempo lo hanno affossato, fino ad ammazzarlo, trascinandolo nell’abisso senza fondo della droga, lui rimarrà sempre e per sempre, il pirata, l’uomo che non aveva paura della salita.

Una volta gli chiesero: <Marco, ma perchè vai così forte in salita?>. E lui da persona umile qual’era rispose con sincerità:<Per accorciare la mia agonia>. 

Buon 43esimo compleanno Pirata.

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