Il Fauno

Nell’antichità vi erano molte credenze, che fino a qualche decennio fa venivano ancora seguite, nonostante l’evolversi dell’uomo ed il progresso della scienza. Una di queste credenze riguarda la figura mitologica del fauno.

Il fauno era un essere che abitava le selve e le campagne dell’Italia dell’antica Roma, una divinità legata al mondo pastorale e della natura. Tale collegamento si può facilmente capire dalle stesse sembianze del fauno, cioè un essere bipede, simile all’uomo nel fisico, a parte per le gambe che erano zampe di antilope e delle corna(inizialmente piccole) di capra.



Nella mitologia romana si raccontava che questo essere fosse essenzialmente benevolo e che potesse dare conoscenza a chi percorreva i suoi territori tramite delle canzoni, delle ballate che canticchiava ed anche delle musiche soavi ed armoniose.

Il fauno però era conosciuto anche per essere particolarmente schivo e molto indaffarato, tanto è vero che le sue musiche e le sue canzoni venivano sì udite dai viandanti, ma questi ultimi non riuscivano quasi mai a vederlo, perchè il fauno era in grado di mimetizzarsi tra la flora della campagna e dei boschi e persino di rendersi invisibile.

Più che un vera e propria divinità, il fauno dovrebbe essere inteso come un eroe della natura o della cultura romana, un po come potrebbe essere intesa la ninfa nella cultura greca.

Si ricorda nella tradizione romana, come racconta Probo, che il fauno avrebbe contribuito a rendere la vita dei romani e dei latini in generale più mite e consona alle esigenze della terra e della campagna.

Le sue musiche accompagnavano i viandanti delle campagne anche durante i loro sonni, procurando sogni ed in alcuni casi, quando la persona non fosse desiderata dal fauno, persino incubi(per questo il fauno veniva anche chiamato Incubo).

Era contrapposto al dio dei boschi Silvano, era l’istitutore dei Salii(erano un antichissimo collegio sacerdotale romano, che secondo la tradizione si vuole istituito dal re Numa Pompilio) e dei Luperci( i saggi che festeggiavano tra il 13 ed il 15 febbraio la festività dei Lupercali, per celebrare appunto il fauno, amico degli ovini e dei caprini e loro protettore dagli attacchi dei lupi), le due solidalitates dedicate al culto iniziatico di Marte.

Come nella maggior parte degli dei e delle creature antiche, anche il fauno non fa eccezione, e viene personalizzato in varie persone che hanno caratterizzato la cultura antica romana.

Nelle tradizioni dei primi re latini fu detto figlio di Pico e nipote di Saturno, re del Lazio e padre di Latino. Avrebbe accolto sul Palatino Evandro alla sua venuta in Italia.

Aveva a Roma un tempio nell’isola Tiberina eretto nel 194 a.C. Suoi attributi erano: la corona in capo, quale re, il corno da bere e la pelle di pantera come Liber pater, la clava come Ercole.

Secondo una versione latina, era figlio di Giove e della maga Circe.

La sua sposa era Fauna, chiamata anche Fatua; in versioni tarde fu associato al dio greco Pan, oltre che al satiro.

Secondo dei miti romani, ripresi poi nell’Eneide da Virgilio, Fauno era lo sposo di Marica, divinità delle acque, dalla quale ebbe Latino.

Insieme a una ninfa siciliana avrebbe generato invece il bellissimo pastore Aci.

Per altri sarebbe stato il terzo re preistorico dell’Italia, e avrebbe introdotto nella penisola il culto della divinità e l’agricoltura; dopo la morte gli vennero dedicati molti onori e venne venerato come dio dei boschi, protettore delle greggi e degli armenti. Secondo altre fonti, i fauni sarebbero stati antichi pastori, abitanti, ai primordi del mondo, nel territorio sul quale verrà fondata Roma.

Nell’Eneide si fa riferimento anche a un Fauno omonimo del dio: è il padre del giovane guerriero italico Tarquito ucciso da Enea in combattimento. Tarquito risulta essere comunque un semidio, in quanto sua madre è la ninfa Driope.

Con il passare dei secoli, il fauno venne spesso confuso con il satiro, altra creatura mitologica(però greca e legata a Dioniso o Bacco) dalle sembianze simili oppure con i folletti.

Venne raffigurato più volte mentre suonava con il piffero di Pan, perchè amante della musica. Con l’avvento del cristianesimo, ogni culto pagano venne perseguito, compreso quello del fauno, che nelle raffigurazioni più recenti viene inteso come un piccolo diavolo, con le zampe caprine, una barba incolta a pizzetto e delle corna che più che caprine sembrerebbero appartenere ad un capricorno, data la loro grandezza.

Il fauno ancora oggi però viene ricordato dalla memoria di molti anziani, che ancora appigliati alle vecchie tradizioni, non lo hanno dimenticato.

Persino nell’arte tale creatura è stata valorizzata, se pensiamo ad un film del 2006 intitolato “Il labirinto del fauno” di Guillermo del Toro, dove l’essere veniva reso diverso rispetto alla sue caratteristiche fisiche descritte nella mitologia, ma teneva sempre lo stesso atteggiamento nei confronti degli umani, un po schivo, ma mai malvagio, anzi amichevole(a modo suo), cercando di indurre l’uomo verso scelte azzeccate attraverso le sue parole ed i suoi suggerimenti sul mondo naturale(come nell’episodio della mandragola).

 

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